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domenica 29 maggio 2011

Bologna F.C. 1909: commento della stagione 2010/11

Logo Bologna F.C. 1909
Un altro campionato è terminato e, nonostante abbia portato in dote un anonimo 16° posto, sono certo che lo ricorderemo a lungo.
E' stata un'annata estremamente intensa, piena di colpi di scena tali da far invidia al miglior Hitchcock: ripetuti cambi di proprietà, l'esonero di Franco Colomba proprio alla vigilia della prima di campionato, il fallimento sventato per un soffio, la penalizzazione, l'entusiasmante cavalcata culminata con lo storico successo ottenuto sul campo della Juventus, il clamoroso crollo nel finale che ha rischiato di rovinare quanto di buono fatto in precedenza e, dulcis in fundo, lo scandalo dei pass-invalidi nel quale sono rimasti coinvolti vari giocatori tra cui il capitano ed uomo simbolo Marco Di Vaio. Ma facciamo un po' di ordine.

Tutto ha avuto inizio con il passaggio di consegne tra la famiglia Menarini e lo sconosciuto imprenditore sardo Sergio Porcedda: conferenze stampa, sorrisi, progetti triennali per riportare il Bologna a ridosso dell'Europa e, finalmente, un colpo di acceleratore ad un mercato fino a quel momento paralizzato.
La nuova politica societaria era chiara: puntare ad ottenere in comproprietà dei giovani di prospettiva da valorizzare, basandosi sull'esperienza del consulente di mercato Carmine Longo.
Una foto di gruppo del Bologna F.C. 2010/11
I primi colpi non hanno di certo entusiasmato la folla, ma se non altro hanno destato molta curiosità in un ambiente narcotizzato da anni di ingaggi di giocatori a parametro zero ormai a fine carriera: finalmente, dunque, si poteva intraprendere un cammino nuovo e stimolante.
Due i giocatori di fama sbarcati sotto alle due torri, entrambi uruguaiani e a titolo definitivo: Diego Perez, reduce dal mondiale sudafricano nel quale si era distinto come un autentico gladiatore della linea mediana, e Gaston Ramirez, giovanissimo trequartista di grande talento. Per il resto si è puntato su molti giovani in comproprietà e su qualche prestito per completare una rosa con molti doppioni a centrocampo e pochissime alternative valide negli altri ruoli.
La lacuna più evidente in attacco: si attendeva con ansia l'ingaggio di un centravanti di peso da affiancare a Marco Di Vaio, ma alla chiusura del mercato estivo nessun volto nuovo è stato vestito di rossoblù.

Alla vigilia della prima di campionato un terremoto ha scosso l'ambiente felsineo: via Franco Colomba, reo di non aver sposato con convinzione la politica dei giovani, e panchina affidata in via temporanea a Paolo Magnani, allenatore della primavera. Il prezioso pareggio strappato contro i campioni d'Italia dell'Inter e le prestazioni incoraggianti fornite da alcune pedine che sulla carta dovevano solo essere solo dei rincalzi hanno contribuito in modo determinante a dare fiducia a tutto l'ambiente.Alberto Malesani alla guida del Bologna F.C. 1909 (2010/11)
Nei giorni seguenti, l'annuncio dell'ingaggio di Alberto Malesani ha destato molte perplessità tra tifosi e addetti ai lavori: reduce da una serie di esoneri e retrocessioni, l'allenatore veronese non sembrava essere l'uomo giusto per guidare questo giovane gruppo alla conquista della salvezza.
Sotto gli ordini del nuovo mister, la squadra è riuscita a restare in linea di galleggiamento grazie a delle prestazioni di carattere, confermando però di essere troppo dipendente da Di Vaio in zona gol.

Intanto in città i rumors su una presunta incosistenza economica del nuovo patron si facevano sempre più insistenti, dividendo nettamente tifosi e stampa. Finché, a metà novembre, Porcedda ha tolto definitivamente la maschera: nonostante le sue ripetute assicurazioni, stipendi e Irpef non sono stati pagati nel termine utile e il Bologna è stato prima deferito e poi penalizzato di tre punti per inadempienze finanziarie.
In città è esploso il caos: il timore era di non riuscire nemmeno a portare a termine la stagione in corso e di dover cedere tutti i migliori giocatori nel mercato di gennaio per far fronte alla drammatica situazione debitoria.

E' a questo punto che la truppa di Malesani ha compiuto un vero e proprio miracolo sportivo: nelle difficoltà il gruppo si è cementato, trovando una coesione che lo ha portato ad inanellare una serie di risultati sorprendenti, tali da annullare la penalizzazione e condurre il Bologna in acque apparentemente tranquille. La vittoria al fotofinish sul Chievo e lo 0-2 a Cesena hanno dato una grandissima carica a tutto l'ambiente e sono state un chiaro segnale che i giocatori non avevano nessuna intenzione di abbandonare la nave.

Ma intanto i tempi si facevano stretti e nessun compratore bussava alla porta di Porcedda, nel frattempo fuggito da Bologna e trinceratosi dietro ad un silenzio inquietante.
L'intervento del presidente di Intermedia Giovanni Consorte, al quale era stato dato il mandato di analizzare lo stato finanziario del club e di trovare dei possibili acquirenti, ha rappresentato la svolta: pochi giorni prima di Natale una cordata con a capo il re del caffè Massimo Zanetti è riuscita a concludere una difficile trattativa e a salvare i rossoblù da un fallimento quasi certo.
Ma la contestuale nomina di Luca Baraldi come AD ha generato immediatamente polemiche all'interno della nuova compagine societaria e dello spogliatoio, spingendo Zanetti a dimettersi dalla carica di presidente dopo nemmeno un mese.

A capo della società è stato così nominato Marco Pavignani, con l'obiettivo di traghettare la nuova proprietà fuori dalle sabbie mobili.Juventus-Bologna 0-2: l'esultanza di Di Vaio dopo il primo gol (2010/11)
Sul campo intanto i rossoblù davano spettacolo, riuscendo addirittura nell'impresa di sconfiggere gli odiati rivali della Juventus sul proprio terreno di gioco dopo più di trent'anni di attesa, grazie ad una straordinaria doppietta di Marco Di Vaio, sempre più uomo icona.
Tutto sembrava filare per il meglio, con la squadra in grado di raggiungere quota 40 punti ad otto turni dal termine.

Ma la situazione ai vertici della società era ancora fortemente instabile: dopo un clamoroso dietrofront di Alfredo Cazzola, cavallo di ritorno chiamato a guidare la cordata, le redini sono passate ad Albano Guaraldi e al suo vice Maurizio Setti.
A questo punto qualcosa si deve essere rotto all'interno dello spogliatoio: il Bologna ha cominciato ad arrancare, collezionando ben 5 stop consecutivi e fornendo prestazioni imbarazzanti. La salvezza, già data per acquisita, era tornata in discussione in seguito ad alcuni risultati a sorpresa delle dirette concorrenti.
Come se non bastasse, l'esplosione dello scandalo dei pass-invalidi che ha visto coinvolti numerosi giocatori ha ulteriormente distratto un gruppo con la testa e le gambe già in vacanza.
La squadra, demotivata dalle dichiarazioni arrendevoli rilasciate da Malesani dopo la debacle di Brescia e spaccata in due dopo il rinnovo del contratto al solo Di Vaio, ha continuato a precipitare in classifica, raccogliendo solo due miseri punti in otto gare (con due sole reti realizzate e ben 15 subite) e salvandosi solamente grazie ad un crollo verticale della Sampdoria, incapace di portare a casa nel finale di stagione alcuni risultati che sembravano alla sua portata. Se i doriani non avessero incassato al 97° il gol del genoano Boselli e nel turno successivo fossero riusciti a sconfiggere al Ferraris un Palermo con la testa già alla finale di coppa Italia, l'ultimo match col Bari sarebbe stato decisivo per i rossoblù ai fini della permanenza nella massima serie (e conosciamo tutti il vergognoso epilogo...).

Questo finale di stagione è stata una grossa delusione, alla luce di quanto questo gruppo aveva dimostrato di poter dare sia in termini di carattere che di qualità di gioco: per descrivere con una metafora il turbinio di emozioni vissute durante questo campionato, è stato come parlare in chat con una ragazza sconosciuta, restare affascinati dal suo carattere forte (Roma-Bologna 2-2, Bologna-Udinese 2-1), imparare ad apprezzare la sua capacità di non arrendersi di fronte a nessun ostacolo (Bologna-Chievo 2-1, Cesena-Bologna 0-2), farsi inviare la sua foto e restare folgorati dal suo bellissimo viso (Bologna-Lazio 3-1, Bologna-Palermo 1-0), incontrarla di persona ed innamorarsi perdutamente di lei (Juventus-Bologna 0-2), baciarla appassionatamente (Lecce-Bologna 0-1) e poi scoprire sul più bello che in realtà si trattava di...un uomo. Ho reso l'idea?

Cosa salvare di questo campionato? Un'immagine della curva Bulgarelli-A. Costa durante Bologna-Cagliari 2-2 (2010/11)
Innanzitutto il meraviglioso pubblico di Bologna: nei momenti di difficoltà la tifoseria si è stretta attorno alla squadra, spingendola oltre i propri limiti. Limiti che erano evidenti e che sono venuti a galla una volta calata la tensione dopo il raggiungimento della presunta quota salvezza.
In secondo luogo, l'ingaggio di giovani a titolo definitivo o in comproprietà: anche se parecchi di loro hanno avuto un rendimento molto al di sotto delle aspettative, la strada intrapresa è senza dubbio quella giusta. A tal proposito, basta osservare la parabola dell'Udinese: dopo aver inanellato ben quattro sconfitte consecutive al via, l'esplosione contemporanea di alcuni giovani quasi sconosciuti (unita alla vena realizzativa di un bomber di razza come Di Natale) ha permesso ai friulani di conquistare contro ogni pronostico un posto nei preliminari di Champions League.
Infine, il carattere e la coesione dimostrati dal gruppo fino ad otto turni dal termine: prima del crollo finale il Bologna aveva una mentalità vincente ed era disposto ad arrendersi solo dopo il triplice fischio dell'arbitro e non un secondo prima (non è infatti un caso che una grande fetta dei punti racimolati sia stata conquistata nei minuti finali).

Quali sono state le delusioni più cocenti?
In primo luogo, non essere riusciti a fare quel salto di qualità che tutta la tifoseria auspicava: se non ci fosse stato quel black out nel finale, l'entusiasmo che si respirava in città si sarebbe trascinato anche nella prossima stagione, con tutti i relativi benefici in termini di abbonamenti venduti e di clima positivo attorno alla squadra durante il ritiro estivo.L'esultanza di Di Vaio dopo aver messo a segno il gol vittoria contro il Chievo (2010/11)
In secondo luogo, lo scandalo dei pass-invalidi che ha coinvolto Di Vaio, accusato di aver chiesto ed ottenuto l'annullamento di più di quaranta multe: dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati, la sua permanenza a Bologna non sembra più così certa. Una cosa è sicura: se verranno accertate le sue responsabilità, l'immagine pubblica dell'uomo Di Vaio subirà un durissimo colpo. Ma qui ci si occupa soprattutto di calcio, e da quel punto di vista un Di Vaio in piena forma fisica e mentale è una pedina troppo importante per essere scaricata in preda all'impulsività. Sebbene le accuse che gli sono state mosse siano gravi (soprattutto da un punto di vista etico e civico), ritengo che il capitano rossoblù racchiuda in sé i valori morali e sportivi sufficienti per ricostruire la propria immagine di uomo-simbolo e riabilitarsi agli occhi della città che lo ha adottato come un figlio: se sarà giudicato colpevole, paghi tutto ciò che deve pagare, faccia una cospicua donazione a qualche associazione benefica come ulteriore dimostrazione del suo sincero pentimento e continui a fare il suo mestiere bene come ha sempre fatto quando la sua testa era sgombra da questioni extra-calcistiche. L'eroe che cade nel fango può rialzarsi ed essere amato come e più di prima: il mondo dello sport è pieno di esempi positivi in tal senso.
Coraggio Marco, supera questo momento con la dignità di chi sa di aver sbagliato e torna a far esultare quella grandissima fetta del pubblico di Bologna che nonostante tutto è ancora schierata dalla tua parte.

Cosa ci riserva il futuro?
Difficile dirlo adesso: il Bologna è ancora un cantiere aperto e la solidità economica di questa società è ancora tutta da verificare.
Le recenti dichiarazioni di Zanetti lasciano parecchi dubbi sulla tenuta di un modello organizzativo atipico per un club di serie A: ogni consiglio di amministrazione rischia di trasformarsi in una sorta di riunione di condominio, nella quale tutti vogliono dire la loro opinione e alla fine non si arriva quasi mai ad un compromesso.
Pertanto mi auguro solo una cosa per il nostro Bologna: stabilità. Dopo un'annata così travagliata c'è assolutamente bisogno di certezze.Salvatore Bagni, consulente tecnico del Bologna F.C. 1909 per la stagione 2011/12
In tal senso, all'attuale società rossoblù va dato un merito: le tempestive assunzioni di Salvatore Bagni come consulente di mercato e di Pierpaolo Bisoli come allenatore lasciano intravedere quantomeno la volontà di non perdere ulteriore tempo in vista della prossima stagione.
La speranza di tutti è che prima o poi anche per il Bologna si possa aprire un ciclo vincente che lo porti a stazionare stabilmente tra le prime sei-sette potenze del nostro campionato. Negli ultimi anni sempre più spesso squadre senza storia hanno avuto l'onore di rappresentare l'Italia nelle principali competizioni europee: non è accettabile che un club glorioso come il Bologna, che vanta nel suo palmarès sette scudetti e due coppe nazionali, non riesca da ben 40 anni a piazzarsi tra le prime sei in classifica, impresa riuscita anche in più di un'occasione a squadre come Chievo, Cesena, Ascoli, Perugia, Udinese, Palermo, Atalanta, Vicenza, Parma, Cagliari, Verona, Sampdoria, Napoli, Fiorentina, Lazio, Roma e alle altre nobili decadute Torino e Genoa.

Sempre e comunque FORZA BOLOGNA!

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mercoledì 19 maggio 2010

Bologna F.C. 1909: commento della stagione 2009/2010

Bologna F.C. 1909
Siamo giunti al termine di un'altra stagione sofferta, con molti bassi e pochi, anche se per certi versi esaltanti, alti. Cosa ricorderemo del campionato 2009/2010?
Beh, semplice:
1) La vittoria di Firenze
2) La rocambolesca vittoria per 4-3 contro il Genoa a Marassi
3) Il pareggio contro la Juventus a Torino, con la rete di Adailton a tempo scaduto.

Dopo un inizio incoraggiante, con due pareggi contro Fiorentina e Bari, la squadra comincia perdere colpi e si ritrova nei bassifondi della classifica con soli 6 punti raccolti in 8 giornate, costringendo la società ad esonerare Papadopulo e ed affidare la gestione tecnica a Franco Colomba, accolto tra lo scetticismo generale. Invece contro tutti i pronostici il nuovo allenatore riesce a ridare un'identità alla squadra, recuperando un giocatore prezioso come Mudingayi e tenendo i rossoblù ai margini della zona retrocessione.
E' con l'inizio del girone di ritorno che il Bologna cambia decisamente marcia, con cinque vittorie e una sola sconfitta (peraltro immeritata contro la Juventus) in dieci uscite (compreso il recupero della diciassettesima giornata contro l'Atalanta rinviato per neve e terminato in pareggio): un passo da squadra di alta classifica, che fa toccare ai rossoblù quota 35 punti a dieci giornate dal termine, con il discorso salvezza che sembra chiuso e con la colonna di sinistra della classifica ad un passo.
Dopo aver riacceso la passione del suo pubblico che a quel punto si aspettava un finale di stagione in discesa, il Bologna è poi improvvisamente crollato perdendo cinque partite consecutive (che sarebbero state sei senza la rete in extremis di Raggi contro la Sampdoria, viziata da un fuorigioco attivo di Succi non segnalato). Un calo inaspettato che ha fatto precipitare la squadra al quart'ultimo posto, rendendo la terz'ultima gara di campionato contro l'Atalanta una sorta di spareggio salvezza: dopo l'iniziale vantaggio bergamasco, il Bologna ha raggiunto il pari solo grazie ad un'incredibile autorete di Peluso a pochi minuti dalla fine, dopo una prestazione senza mordente e nonostante gli avversari abbiano giocato con un uomo in meno per più di un tempo.
Un finale senza gloria, che ha lasciato l'amaro in bocca a tutto l'ambiente, spegnendo l'entusiasmo della piazza e facendo precipitare le quotazioni di Colomba, al quale è stato incomprensibilmente offerto un contratto biennale proprio nel bel mezzo della crisi.
Del rendimento dei singoli giocatori parlerò in seguito, in un futuro post.
Striscione contro i Menarini
E' stata un'altra stagione che ha tenuto tutti col fiato sospeso più per le vicende societarie che per lo spettacolo in campo.
Anche quest'anno c'è stata la telenovela estiva del presunto compratore che al momento di tirar fuori i soldi è scappato a gambe levate, c'è stato un cambio di panchina (il quarto in un anno) e un via vai continuo e incomprensibile di gente sulle poltrone di Casteldebole. A fine settembre Maglione è stato ingaggiato formalmente come team manager, prendendo il posto di Tarantino, ma con poteri in realtà più ampi che hanno ridimensionato il ruolo del d.s. Salvatori. Poi, dopo l'insediamento di Baraldi come direttore generale al posto di Ricci, è stato allontanato per la presunta vicinanza ad ambienti vicini a Luciano Moggi e la carica di team manager è stata ricoperta prima dallo stesso Ricci per poi essere nuovamente affidata a Tarantino dopo poche settimane. Chi ci ha capito qualcosa?
Nemmeno adesso i ruoli sono chiari, con agli addetti ai lavori che non sanno a chi rivolgersi: chi gestisce le operazioni di mercato? Baraldi? Salvatori? O forse dietro alle quinte c'è ancora lui, "il radiato"?
Baraldi è stato l'unico in grado di comunicare con la piazza in maniera schietta e leale e forse per questo con molta probabilità non sarà riconfermato dai Menarini. Per contro padre e figlia continuano a restare chiusi nei loro silenzi e sembrano avere idee diametralmente opposte sulla gestione della società. E sullo sfondo ci sono sempre gli incontri del giovedì del geometra, mai apertamente confessati ma nemmeno mai smentiti, che hanno fatto scattare il deferimento per dirigenza e club. Ora vadano a spiegare agli organi giudicanti perché si ostinano ad incontrare personaggi che col mondo del pallone non dovrebbero avere più nulla a che fare. E ancor meno con la piazza di Bologna, ancora scottata dalle vicende di calciopoli. Dov'erano i Menarini nel 2005 quando il Bologna precipitava in serie B con 42 punti in classifica? Hanno mai letto i testi delle intercettazioni? Se ancora non lo avessero capito, il pubblico di Bologna non può dimenticare e contesterà ad oltranza una proprietà che contro tutto e tutti continua a proclamarsi libera di coltivare certe discutibili amicizie.
Con l'arrivo di Baraldi sembrava un capitolo chiuso, invece la storia si ripete, con tutto ciò che comporta a livello d'immagine e credibilità.
Bologna è una città che per quanto veda le proprie azioni in netto ribasso non merita di essere accostata alle figure che hanno fatto crollare la reputazione del calcio italiano.
Una volta il Bologna era lo squadrone che faceva tremare il mondo...ora grazie all'incopetenza e alla supponenza di questa proprietà fa ridere l'intera Italia del pallone. La nostra gloriosa storia rischia di essere macchiata per sempre e questo è inaccettabile.
Negli ultimi giorni si è fatta insistente la voce che darebbe per prossima la cessione del club: sarebbe davvero umiliante vederlo finire nelle mani di imprenditori vicini a certi ambienti e, quindi, senza scrupoli.

Detto ciò, c'è un dubbio che ha iniziato a ronzarmi nella testa e che voglio condividere.
Estate 2008: il neopromosso Bologna non si muove sul mercato in attesa che il pacchetto azionario passi al gruppo americano rappresentato da Joe Tacopina: la trattativa salta dopo un lungo tira e molla e la squadra viene allestita in fretta e furia e al risparmio.
Estate 2009: si parla dello sbarco sotto le due torri dell'imprenditore albanese Rezart Taçi. La trattativa sembra ben avviata, al punto che cominciano a circolare nomi altisonanti di probabili acquisti che fanno decollare la campagna abbonamenti (ricordo su tutti Di Natale, fresco capocannoniere del campionato con 29 reti), ma all'ultimo momento salta tutto e viene messa in piedi la solita squadra a costo zero o quasi.
Quest'anno ci risiamo: sembrava che ci fossero tutti i presupposti per iniziare a programmare il futuro con largo in anticipo, invece il crollo nel finale ha imposto (o permesso?) alla società di rinviare tutte le decisioni a salvezza acquisita. Ed ora che ci si dovrebbe muovere per creare l'ossatura della squadra che verrà che succede? Vengono a galla le solite voci che parlano di cessione imminente e di fantomatici imprenditori che sbandierano ai quattro venti il loro interesse per il Bologna dopo esser stati accostati in precedenza ad una decina di altre società di A e B (senza peraltro aver mai avviato con nessuna di esse una trattativa seria). E la proprietà che fa? Sparisce, non rilascia dichiarazioni, non definisce i programmi e nemmeno l'organigramma, facendo presupporre alla stampa un prossimo disimpegno in vista dell'ingresso di nuovi soci di maggioranza.
Coincidenza? Forse si... o forse no.
E se questi silenzi che lasciano spazio a tutte queste insiuazioni fossero una strategia ben studiata per distrarre i tifosi da ciò che conta davvero, ossia la campagna acquisti?
Parlando di cessione si prende tempo e si può arrivare a metà agosto giustificando l'immobilismo sul mercato: è l'alibi perfetto per poi prendere a costo zero gli scarti delle altre squadre quando sarà chiaro a tutti che non ci sarà più nessun passaggio di mano e presentare al via del campionato la solita squadra senza spina dorsale e senza un perché tattico.
Una società seria, nonostante la scarsa disponibilità economica, dovrebbe parlare apertamente alla piazza, ammettere le difficoltà e fare della chiarezza e della trasparenza il suo credo: solo così tutte le voci e con esse gli speculatori svanirebbero nel nulla una volta per tutte. E per prima cosa dovrebbe scegliere dei collaboratori al di sopra di ogni sospetto, magari ex rossoblù graditi alla piazza e lontani anni luce dall'orbita di "quel personaggio": solo pronunciare il suo nome sotto le due torri rischia di causare un'epidemia di orticaria tra i tifosi.
Ma purtroppo non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire: e se questo sordo è per giunta permaloso ed è l'unico ad aver in mano le briglie della situazione è chiara a tutti la fine che farà la carovana rossoblù.
Aspettiamoci quindi un'altra estate di voci e trattative fantasma, durante la quale si parlerà di tutto fuorché della cosa più importante: i giocatori.

Cosa ne pensa il popolo rossoblù? Come vive questa situazione di incertezza perenne?
Un vostro commento è gradito, facciamo sentire la nostra voce!

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